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Ilva, Gualteri: ingresso Cdp non è escluso. Martedì il vertice Conte-Mittal



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Attesa per le mosse del governo martedì al secondo incontro con Mittal. Da Conte la proposta di uno scudo «soft» e di misure per fronteggiare la crisi del settore se la multinazionale rispetterà i patti. Intanto l’amministrazione straordinaria ricorre al Tribunale di Milano contro il recesso. E se in fabbrica si lavora, l’indotto è in stato agitazione

di Domenico Palmiotti

(ANSA)

3′ di lettura

Sono ore di attesa a Taranto per le mosse che farà il Governo nei confronti di ArcelorMittal per spingere la multinazionale a recedere dall’abbandono dell’ex gruppo Ilva con gli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e altri siti. La partita si gioca su due tavoli: quello politico-istituzionale e quello giudiziario. Per il primo, il premier Conte dovrebbe incontrare, martedì 12 novembre, i Mittal e capire, dopo il primo confronto dei giorni scorsi, quanto sono realmente intenzionati a fare un passo indietro rispetto al recesso dal contratto e a quali condizioni.

Gualtieri: non escluso ruolo CdpIntanto però arriva la dichiarazione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri su un possibile ruolo di Cdp (Cassa depositi e prestiti) nella ex Ilva. È «uno strumento che non va escluso dalla cassetta degli attrezzi di cui disponiamo» ha detto il ministro dell’Economia e delle finanze. L’Italia, è il suo ragionamento, «deve rimanere un grande Paese manifatturiero» e per riuscirci «ha bisogno di un’industria di base e, quindi, anche della siderurgica».

Come governo, aggiunge, «pensiamo che avere un grande produttore moderno e ambientalmente sostenibile di acciaio a ciclo integrale sia nell’interesse strategico dell’Italia e dell’Europa» e «siamo impegnati per questo».

Se da un lato ArcelorMittal deve «rispettare gli impegni industriali e ambientali che ha preso e firmato», dall’altro lo Stato «deve essere in grado di dare tutte le necessarie garanzie giuridiche e amministrative» a «sostegno della capacità di affrontare questo momento congiunturale difficile, ma senza mettere in discussione gli obiettivi industriali».

Martedì incontro Conte-Mittal Il nuovo incontro era già stato messo in agenda da Conte, pur consapevole di come la posizione della multinazionale sia molto determinata a chiudere con la gestione dell’ex Ilva. Ma d’altra parte la richiesta a Conte di riportare i Mittal al tavolo è fortissima, e viene sia dalla politica che dal sindacato. Se Mittal confermasse su tutta la linea il suo ritiro, già peraltro espresso con una serie di atti e provvedimenti formali, la soluzione immediata, e obbligata, sarebbe quella del ritorno di dipendenti e stabilimenti all’amministrazione straordinaria di Ilva. I commissari, in sostanza, dovrebbero occuparsi anche della gestione (col passaggio a Mittal, invece, l’amministrazione straordinaria Ilva ha conservato solo la proprietà degli impianti ed ha ceduto 10.700 addetti).