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Caldoro e De Luca? Sempre meglio del botulino



politeia

Mezzogiorno, 10 febbraio 2020 – 08:47

L’anomalia di due candidati che si sfidano per la terza volta consecutiva: i partiti che li hanno espressi non sono stati capaci in questi anni di coltivare una nuova classe dirigente

di Antonio Polito

Nel 2010, la prima volta che Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca si sono sfidati per la Regione Campania, David Cameron faceva il suo esordio a Downing Street vincendo le elezioni in Gran Bretagna-. Da noi Berlusconi era ancora il padrone d’Italia, e Fini gli gridava in faccia il suo celebre e ahilui profetico che fai, mi cacci?. La crisi dello spread, che avrebbe sconvolto il nostro Paese l’anno dopo, era ancora lontana, e cominciava appena a lambire le coste dell’Irlanda. Con questo voglio dire che Caldoro e De Luca appartengono a un’altra era geologica della politica. Quando dieci anni fa vinse Caldoro, FI incassava in Campania il 31,6% dei voti.

Quando ha vinto De Luca, cinque anni fa, i Cinquestelle erano appena al 17,5%, ben lontani dall’exploit che li avrebbe portati al 25% alle elezioni politiche di tre anni dopo. Si spiega anche cos perch le due candidature siano contestate nei rispettivi schieramenti, apertamente o sottotraccia. Caldoro ha incassato un gelido “si vedr” dal responsabile Lega per gli enti locali, oltre che l’aperta contrariet di Mara Carfagna, sua buona amica un tempo se non ricordo male, ma molto attiva e polemica ora, anche se non si capisce quanto disposta a metterci la faccia in proprio, cio candidandosi lei stessa. Perch il mestiere di governatore della Campania solo rogne e niente onori, e un politico nazionale difficilmente si abbassa.

Dall’altro canto il vicesegretario del Pd Orlando sta facendo il possibile per evitare la terza candidatura del governatore uscente De Luca, nella speranza di poter raggiungere l’accordo su un altro nome con i Cinquestelle, e il candidato in pole position l’attuale ministro dell’ambiente Sergio Costa. Ma De Luca un osso duro, non ha nessuna intenzione di mollare, fa annunciare dal figlio che il candidato gi deciso e basta, e se per caso il Pd ci volesse provare a farlo fuori lui si presenterebbe lo stesso con una sua lista, e cos il centrosinistra perderebbe anche con i Cinquestelle dentro. Si perfino detto che Orlando gli abbia proposto una poltrona d’oro nel prossimo giro di nomine, ma lui ha risposto, al solito sprezzante, che si dimetterebbe solo per la carica di segretario generale dell’Onu (che, con ogni probabilit, non gli verr offerta).

Fanno bene destra e sinistra a cercare di scrollarsi di dosso il peso del passato e a cercare facce nuove? Da un lato s, evidentemente. Non foss’altro perch le prossime elezioni regionali saranno le prime dopo lo sgonfiamento del voto populista, sovranista in Emilia e Calabria e pentastellato ovunque. I Cinquestelle sono in crisi evidente, ma anche il demaoismo sta finendo a Napoli, insieme al mandato finale del suo epigono, figuriamoci su scala regionale. Una massa enorme ma informe di voti dunque in libera uscita, si muover, cercher nuove affiliazioni e scambi, e d’altra parte il salvinismo non sembra ancora attrezzato al Sud per poterne essere il catalizzatore. Per chi voteranno tutti questi ex populisti delusi? Per De Luca e Caldoro? Per la continuit?

E per, bene essere realisti, non si vedono in giro personalit politiche pi fresche ma altrettanto credibili per sostituire i due highlanders che duellano da dieci anni. Il ministro Costa? Mah; se serve a parlare al sentimento ecologista delle nuove generazioni, non assomiglia certo a Greta. Non ha lo stile personale di un visionario n pu francamente vantare particolari meriti della sua azione al governo. Ho l’impressione che il vecchio De Luca abbia ancora pi voti.

E se esiste un candidato di centrodestra alternativo a Caldoro, magari nelle file del partito della Meloni pi che in quello di Salvini, di sicuro non avrebbe le sue credenziali di uomo di governo, perch di Caldoro si pu certamente dire che non ha il fisico del leader, ma di sicuro stato un governatore attento, costante, di un’altra pasta riformista rispetto ai politici di oggi, tutti chiacchiere e distintivo.

L’anomalia di due candidati che si sfidano per la terza volta consecutiva ci dice insomma senza ombra di dubbio che i partiti che li hanno espressi non sono stati capaci in tutti questi anni di coltivare una nuova classe dirigente, e questo misura il fallimento della loro missione. Ma un male che non si risolve con una operazione chirurgica, estirpando il vecchio per sostituirlo con una protesi. Perch anzi cos rischierebbero di rendere perfino pi palese la profondit della loro crisi: il posticcio ancor meno credibile dell’antico, come ben sanno i portatori di lifting .

10 febbraio 2020 | 08:47

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