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«Panico da virus, sarà il Suda tirare fuori il Nord dalla crisi»



l’intervista

Mezzogiorno, 25 febbraio 2020 – 09:52

Mazzucca (Confindustria): In Puglia e Campania ripercussioni sul turismo

di Emanuele Imperiali

Si cominciano a fare le prime stime dei danni. Oggi il ministro Patuanelli al Mise incontra le organizzazioni imprenditoriali per valutare le conseguenze economiche del Coronavirus . Cosa ne pensa il presidente del Comitato delle Politiche di coesione territoriale di Confindustria, il calabrese Natale Mazzucca, al quale il Corriere del Mezzogiorno ha chiesto di anticipare i possibili effetti per l’economia meridionale delle misure di rallentamento che inevitabilmente riguardano le regioni pi colpite del Nord? Indubbiamente — afferma — in una fase di rallentamento dell’economia europea, e di quella italiana in particolare, il Coronavirus pu imprimere un’ulteriore frenata alla crescita. Non dimentichiamo che il Sud pesa per circa 50 miliardi di export, che fanno leva soprattutto sulle 4A: agroalimentare, automotive, aeronautico e abbigliamento, oltre che sulla farmaceutica. E i nostri mercati di riferimento sono soprattutto l’Unione Europea e l’area del Mediterraneo.

La forte interdipendenza tra le economie del Sud e del Nord, messa in luce da Svimez, quanto pu valere in questa vicenda? Tanto. Le catene del valore legano strettamente aree settentrionali e meridionali. Teniamo conto che ogni 100 euro investiti al Sud, hanno una ricaduta di almeno il 40% al Nord.

Quali sono i settori della vita economica che al Sud potrebbero risentire maggiormente di questa situazione? Sicuramente l’agroalimentare. Poi l’automotive, che gi sta scontando la grave difficolt del comparto legata alla caduta della domanda di auto in Germania. Anche il tessile e l’abbigliamento, che connotano le produzioni soprattutto di due regioni meridionali guida come la Campania e Puglia. E ovviamente l’intera filiera turistica, che gi sta subendo pesanti ripercussioni al Nord le quali inevitabilmente ricadranno sull’economia meridionale, con conseguenze su alberghi, ristoranti e l’intera catena dell’indotto.

I primi segni sono gi evidenti, il balzo dello spread, la caduta rovinosa della Borsa… Gi. Il panico da Coronavirus si subito propagato sull’economia. Il timore che il rallentamento incida su una fase di crisi in corso. Che fare? Mi auguro che il Governo vari misure per le imprese del Nord fortemente colpite ma anche per quelle attivit meridionali che a catena ne risentiranno inevitabilmente. Una prima risposta lo smart working . Ma possono servire anche specifici aiuti all’occupazione, magari anche attraverso ulteriori decontribuzioni del lavoro.

La Banca d’Italia ipotizza un meno 0,2% di Pil italiano nel 2020. Dietro l’angolo ci potrebbe essere la crescita zero quest’anno. Perch colpendo la locomotiva dell’Italia che gi andava piano gli effetti su produzione e occupazione sono inevitabili. Penso anche ai tanti giovani laureati meridionali che sono andati al Nord in cerca di un lavoro.

Il Piano per il Sud potrebbe mitigare gli effetti di questa crisi? Indubbiamente potrebbe consentire di proseguire sulla strada della crescita. Mi riferisco ai 21 miliardi da spendere nel prossimo biennio. Pu essere una valvola di sfogo a patto che le procedure siano semplici e i tempi di attuazione veloci. Non come per la statale Jonica in Calabria, dove 12 anni dopo aver deciso l’opera non stata ancora posta la prima pietra.

Per una volta sarebbe il Mezzogiorno a tirare fuori dalla crisi l’intero Paese. E’ proprio cos. Infatti non va definito Piano per il Sud ma Piano per l’Italia. Come dimostra la misura del 34% della spesa pubblica in conto capitale che altro non se non un riequilibrio tra le due aree del Paese. Utilizzare 13 miliardi di euro l’anno significa avere soldi adeguati per far s che le imprese superino questa fase di stallo e diventino il vero baluardo della ripresa, del Nord come del Mezzogiorno.

25 febbraio 2020 | 09:52

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