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Pappi Corsicato: tra tv e scena, ora mi dedico a «La Chunga»



l’intervista

Mezzogiorno, 30 giugno 2020 – 10:24

Il regista napoletano e il successo della sua serie tv Vivi e lascia vivere su Rai1

di Stefano de Stefano

Grazie a “Vivi e lascia vivere”, la fiction girata per la tv, ho scoperto un nuovo modo di essere regista, molto pi vicino alle mie caratteristiche e al mio modo d’essere. Pappi Corsicato, alla vigilia del debutto teatrale de La Chunga di Vargas Llosa, venerd al Maschio Angioino alle 21 per la rassegna Scena Aperta curata dallo Stabile di Napoli, riparte da questa esperienza con Rai 1 che ha fatto registrare numeri straordinari nel periodo pi duro del lockdown.

Allora se lo aspettava un successo cos ampio? A dire il vero, no. E credo nemmeno i dirigenti Rai come Andreatta e Nardella. Per me era una novit assoluta, un po’ una sfida, che provava a mettere insieme un mio modo di raccontare le storie, una prospettiva diversa sulla mia citt, e alcuni parametri di un prodotto Rai che non voleva perdere quell’identit. Ebbene questa fusione ha funzionato, registrando medie di 6 milioni e mezzo di spettatori a puntata con picchi di 7 nelle ultime. Qualcuno l’ha attribuito al fatto che la gente stesse a casa, ma va detto che nello stesso periodo altre produzioni non hanno raggiunto questi risultati. Non a caso mi fermano per strada e mi chiedono se ci sar un sequel.

E lei sull’ipotesi di una seconda serie cosa risponde ? difficile che ci sia, perch era stata pensata con storie che alla fine si chiudevano tutte. Quindi sarebbe un po’ una forzatura riaprirne delle altre con gli stessi personaggi. Certo non impossibile, ma ci stiamo pensando su. Forse pi semplice farne una nuova e anche di questo stiamo discutendo. A me piacerebbe moltissimo, perch ho scoperto che il modo di girare rapido e adrenalinico delle serie tv, cos diverso da quello cinematografico pi lento e riflessivo, si addice molto al mio modo di intendere e vivere la regia.

Prima fiction, ma gi molti film-documentari come quello su Julian Schnabel. Ce ne sono altri in arrivo? S, e sar davvero importante, dedicato a Pompei, ma con un taglio molto originale in cui esploreremo come il mito greco vivesse fra i pompeiani. Ci sar Isabella Rossellini e la produzione divisa fra Sky Uk, Sky Italia e Ballandi Multimedia. Uscir nei cinema a ottobre e poi andr in televisione.

Veniamo quindi al teatro e al debutto de La Chunga, nella traduzione di Ernesto Franco, dal 3 al 5 luglio. Che spettacolo sar? Era un progetto nato con la vecchia direzione dello Stabile, che doveva andare in scena in marzo, poi bloccato dal lockdown. Roberto And ha per voluto inserirlo in questa tranche estiva ed eccoci qui con un allestimento che ovviamente terr conto delle norme attuali di distanziamento. Anche se nella mia lettura prevaleva comunque una visione evocativa che di per s evitava contatti fisici troppo “ravvicinati”.

Ci spiega la sua versione? La protagonista la Chunga, interpretata da Cristina Donadio, un’ex prostituta che ha poi aperto una propria taverna, che io ho trasportato dal Per a Napoli, dove frequentata da giovani marinai, rispettivamente affidati a Francesco Di Leva, Simone Borrelli, Daniele Orlando e Antonio Gargiulo. Sono ragazzi dallo spirito molto goliardico che ballano e giocano, in un’atmosfera fra il “Querelle de Brest” di Genet e i film “marinareschi” americani stile musical. Uno di loro perde tutto e mette in pegno la sua ragazza, la bella Mch interpretata da Irene Petris. A sceglierla sar proprio la Chunga, per una notte di cui nessuno sapr gli esiti se non nel racconto immaginario dei quattro uomini.

In Vargas Llosa si lascia intendere l’omosessualit della protagonista. Sar cos anche nella sua regia? No, quella una visione molto maschile che non lascia spazio alla possibilit di un’amicizia profonda fra due donne, che non sia necessariamente condita dal sesso. Io ho preferito questa ipotesi, anche se poi il pubblico potr scegliere quale versione, fra le quattro racconta te dai ragazzi, lo convince di pi.

30 giugno 2020 | 10:24

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