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Giornale della città di Napoli

EUROPA

Hildegard Müller (VDA): Automobile, Germania, Italia ed Europa uniti per uscire dalla crisi



L’industria, e con questo non voglio dire solo l’industria dell’auto, ha bisogno di essere posta al centro della risposta Ue alla crisi. Una solida base economica è il pilastro, la pietra angolare per sostenere una trasformazione di successo. E dunque anche di questo deve tener conto l’European Green Deal. La nostra industria è pienamente impegnata per conseguire la neutralità climatica nel trasporto su strada per metà del secolo (2050 ndr.). In questo contesto, le nostre imprese non contestano l’obiettivo concordato per le emissioni di CO2 dalle auto per il 2020/2021 e per il 2030. Ma ulteriori carichi dovrebbero essere evitati. La prospettiva di un’ulteriore stretta per il 2030 va rivalutata alla luce della crisi attuale, per le sue conseguenze economiche e la trasformazione dell’industria. L’utilizzo di risorse finanziarie che scarseggiano richiede una valutazione molto attenta e approfondita degli impatti economici e sociali ai tempi del coronavirus.

Serve un European Marshall Plan per l’industria dell’auto? Non mi spingerei fino a tanto, un piano Marshall europeo per le auto, ma è innegabile che l’industria europea automobilistica ha bisogno delle politiche giuste per recuperare la competitività dopo la pandemia. La VDA ha proposto (19 giugno ndr.) un piano in 12 punti per rafforzare la domanda e rinnovare la flotta in tutta Europa, sia per le auto che per i veicoli commerciali, incentivando la ricerca e l’innovazione.

E’ importante sviluppare rapidamente in tutta Europa l’infrastruttura per le stazioni di ricarica per la mobilità elettrica e altre fonti di energia alternativa, come per esempio e-fuel (combustibile artificiale) ed idrogeno. Tutte queste misure devono essere attuate velocemente. Altrimenti, altre industrie automobilistiche, come per esempio quelle in Cina, avranno un vantaggio competitivo. E questo finirebbe con l’erodere la spina dorsale industriale europea, che si è dimostrata di essere una ricetta per la prosperità del mercato unico europeo.

L’Europa deve intervenire. Intanto il governo tedesco ci ha messo del suo, con un massiccio programma di investimenti nelle infrastrutture, anche per il vostro settore. Come lo valutate? Il pacchetto di stimolo varato dal governo in Germania contiene misure importanti e affronta punti cruciali. Ma è discutibile se queste misure per l’industria dell’auto daranno un forte impulso all’economia e al clima. Questi due aspetti, quello economico e quello climatico, vanno affrontati insieme perché la politica industriale e la politica ambientale sono due facce della stessa medaglia. Per esempio, se il governo avesse incluso incentivi anche per le auto a diesel e benzina avrebbe aiutato l’intera economia e anche la protezione contro il cambiamento climatico. Dal 2008, le emissioni CO2 delle nuove immatricolazioni nella Ue sono state ridotte in maniera massiccia: se nel 2008 in media ammontavano a 153,6 grammi prodotti per chilometro, quest’anno siamo scesi a soli 122,6 grammi. Questa è una riduzione di oltre il 20%. Le auto con motori diesel e a benzina di ultima generazione hanno giocato finora un grande ruolo nel ridurre le emissioni e continueranno a farlo in futuro, in tutta Europa.

Ma gli incentivi auto del governo tedesco sono stati mirati alle sole auto elettriche… Il raddoppio del contributo dello stato al bonus per l’acquisto di auto elettriche darà sicuramente un impulso positivo nel rivitalizzare la domanda per le auto, che al momento è molto debole. Ma la quota delle vendite di auto elettriche sul totale in Germania è solo pari a circa l’8%. E poi c’è un’ulteriore sfida da affrontare: avere un’infrastruttura adeguata per la mobilità elettrica. Prendiamo ad esempio cosa sta accadendo in Europa: per potenziare la mobilità elettrica nella Ue, 1 milione di stazioni di ricarica elettrica così come proposti dal Recovery Plan non sono sufficienti. Nel 2025, prevediamo uno stock di 10 milioni di auto elettriche in Europa, e per questo numero di vetture in circolazione, 1 milione di colonnine elettriche è sufficiente. Ma se guardiamo al 2030 (con 34 milioni di auto elettriche stimate in circolazione ndr.) avremo bisogno di 3,4 milioni di punti di ricarica. E poi c’è bisogno per le infrastrutture per altri tipi di innovazione, per esempio l’idrogeno. Di conseguenza, c’è molto lavoro da fare nei prossimi anni…E quale sarà l’impatto sulle vendite di auto del taglio dell’Iva in Germania dal 19% al 16%? Il taglio dell’Iva andrà a beneficio di tutte le auto, anche quelle con motore diesel e a benzina, e vogliamo contribuire come industria facendo la nostra parte. I produttori membri della VDA hanno promesso che gli incentivi derivanti da questa misura saranno potenziati. Questo significa che, nel rispetto della legge, i produttori VDA creeranno le condizioni necessarie per trasferire l’intero beneficio del taglio dell’Iva ai consumatori. E ogni compagnia esaminerà come rafforzare l’impatto del taglio dell’Iva per accelerare le vendite dei modelli di auto più moderni. Comprando le vetture con l’emissione più bassa in esistenza, i consumatori contribuiranno alla protezione del clima e anche alla ripresa di una delle industrie chiave del nostro Paese. Gli ordini in giugno sono saliti, e questo è uno spiraglio di speranza.