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Consumatori sempre più digitali. Per le aziende è il momento di investire



comunicazione e consumi

Uno studio Nielsen rileva l’impatto della pandemia sui fenomenti digitali: la trasformazione in atto rende necessario per le imprese essere presenti in maniera evoluta e autorevole su Internet e Social

di Giovanna Mancini

(dragonstock – stock.adobe.com)

Uno studio Nielsen rileva l’impatto della pandemia sui fenomenti digitali: la trasformazione in atto rende necessario per le imprese essere presenti in maniera evoluta e autorevole su Internet e Social

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Una rivoluzione? Non proprio: piuttosto un acceleratore di fenomeni già esistenti sottotraccia, ma che per diverse ragioni nel nostro Paese erano ancora indietro nello sviluppo o nell’espressione piena delle proprie potenzialità.Questo ha rappresentato – al di là della sua drammatica portata medico-sanitaria – il Covid-19 per molti settori della società e dell’economia italiana. In primis la digitalizzazione, strumento trasversale e sempre più necessario in ogni contesto, ma ancora fortemente in ritardo nello sviluppo.

«Con la pandemia tutti, imprese, istituzioni e singoli cittadini, hanno dovuto fare, rapidamente, alcuni cambiamenti che finora avevano rinviato», osserva Stefano Russo, responsabile Nielsen Social Content Ratings, commentando un recente studio della società di consulenza dedicato all’impatto del Covid-19 e del lockdown sui fenomeni digitali, legati in particolare ai media e alla comunicazione.«Come prevedibile, tra marzo e aprile c’è stato un picco nella fruizione digitale da parte degli italiani – spiega Russo – e ovviamente la curva si attenua con la fine del lockdown, ma quello che notiamo è che qualcosa rimane, c’è una sedimentazione nella società di tutti i fenomeni digitali che si assestano un gradino più su rispetto al periodo pre-lockdown».

Rispetto al febbraio scorso, Nielsen 900mila persone in più che si connettono a Internet in tutto il Paese (il 5% in più nel giro di un anno): «Un valore alto in assoluto, ma a maggior ragione perché viene da anni di crescite», osserva Russo. Questa curva (rapida crescita e successivo assestamento) vale per la maggior parte delle categorie considerate, 52 relative al mondo del commercio elettronico, della finanza, dello streaming di contenuti, del gioco e del Food, e altre 9 legate a salute e benessere, libri, eventi e media internazionali.

Diversa la situazione per le categorie legate ai settori più colpiti dagli effetti della pandemia, come Real Estate, turismo e trasporti: in questo caso assistiamo nei mesi di lockdown a un crollo dei contatti digitali, seguiti da un lento recupero a partire da maggio.«Mai come in questo anno le persone sono state esposte ai media e al digitale – commenta Russo -. Tuttavia la situazione economica è difficile e incerta, non solo in Italia, e per questo molte aziende in tutto il mondo stanno rallentando le campagne e investimenti in comunicazione».

Ci troviamo perciò nella situazione paradossale in cui mai come oggi le imprese avrebbero a disposizione un pubblico vastissimo, ma non investono per raggiungerlo o per adeguare gli strumenti della comunicazione alla nuova realtà uscita dal lockdown.«Anche nei comportamenti di consumo abbiamo osservato cambiamenti rilevanti – dice ancora Russo – nel modo di approcciare gli acquisti. E in questa fase di trasformazione sarebbe molto importante e strategico per le aziende essere presenti laddove i consumatori sono presenti, ovvero la rete e i Social».