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Allevi: «Napoli ed io parliamola stessa lingua del cuore»



musica

Mezzogiorno, 13 agosto 2020 – 16:28

Il pianista stasera sul palco di piazza del Plebiscito

di Carmine Aymone

Napoli per me un mondo infinito: il primo concerto lontano da casa con 5 persone di pubblico in una piccola sala con una finestra che affacciava su una piazza, la notte passata alla stazione dei treni. Piazza del Plebiscito vent’anni dopo tutta piena, stretta intorno al mio pianoforte. L’incontro con i ragazzi dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri spagnoli, un ragazzo che per strada mi strappa un riccio, e mi grida: “solo a te e a Maradona”.

Giovanni Allevi non nasconde la sua gioia ogni volta che ritorna a suonare a Napoli citt che tocc col suo Celebration Synphonic Tour nel dicembre del 2016 al Palapartenope per festeggiare i suoi 25 anni di carriera e che lo ha visto esibirsi anche a sorpresa, suonando il pianoforte che si trova a disposizione del pubblico della stazione centrale di piazza Garibaldi. Stasera alle 22.30 sar in concerto solo piano, di nuovo al Plebiscito per l’evento clou della rassegna Restate a Napoli.

L’immensa tradizione musicale, fatta di melodie immortali – continua il pianista e autore di Ascoli Piceno – mi piace pensare abbia origine da Domenico Scarlatti, un napoletano doc, un gigante del Settecento, che ha portato la musica per clavicembalo a vette ineguagliate per fantasia e brillantezza. Napoli ed io parliamo la stessa lingua: quella del cuore.

Classe 1969, undici album pubblicati, due live, cinque raccolte, Allevi parla dei suoi riferimenti artistici: Ho definito la mia musica “incontaminata” perch affonda il suo background nel pianismo classico europeo ottocentesco. Nei miei ascolti di sempre ci sono Chopin, Rachmaninov, ma anche Prokofiev e Gershwin: loro sono i miei miti. Svelo poi che ho un’autentica adorazione per la melodia di “Reginella” di Gaetano Lama (testo di Libero Bovio), un grande classico della tradizione musicale partenopea.

Reginella ma anche altre composizioni napoletane come per esempio Santa Lucia (che ha inserito nel suo album Hope dello scorso anno), sono nel bagaglio artistico del compositore che ricorda anche un maestro come Renato Carosone nell’anno del centenario della nascita. Un altro gigante, dice. Carosone ha avuto la capacit di mettere in comunicazione il virtuosismo classico del pianoforte, con le aspirazioni dell’Italia di allora, che, allontanatasi dalla guerra, si avviava verso il boom economico. Il risultato stato quello di un mix geniale di simpatia e bravura. E alla domanda se ricorda qualche altro episodio particolare delle sue esperienze a Napoli, risponde: Ho un ricordo nitido del pubblico televisivo che rimase frastornato quando, qualche anno fa, Gigi D’Alessio ed io (che, sottolineo e ribadisco, un musicista classico con i fiocchi) eseguimmo a quattro mani al pianoforte un frammento del “Klavierstuke X” di Stockhausen, in una interpretazione filologica rigorosa. Eravamo all’Auditorium della Rai di Napoli. stata un’autentica gioiosa follia, che conservo tra i miei ricordi pi cari.

13 agosto 2020 | 16:28

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