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Dopo 11 anni ritrovate tre vittimedi lupara bianca



cold case

Mezzogiorno, 13 agosto 2020 – 16:20

Era il 15 marzo del 2009 quando a Mugnano, comune a nord di Napoli tra Secondigliano e Miano, Francesco Russo detto Doberman, suo figlio Ciro e l’autista Vincenzo Moscatelli, sparirono nel nulla

di Fabio Postiglione

Li attirarono a casa invitandoli a un incontro per stappare una bottiglia di champagne e festeggiare i nuovi affari. La tavola era imbandita con un vassoio di dolci e calici di cristallo. Poi invece li ammazzarono: padre, figlio e il loro autista. Li derubarono, li denudarono e li seppellirono in una buca profonda, scavata da un costruttore al quale fu detto che dovevano sotterrare rifiuti tossici. Un fosso profondo per non farli mai pi ritrovare.

Era il 15 marzo del 2009 quando a Mugnano, comune a nord di Napoli tra Secondigliano e Miano, Francesco Russo detto Doberman, suo figlio Ciro e l’autista Vincenzo Moscatelli, sparirono nel nulla. Dopo undici anni quei cadaveri sono emersi grazie all’indagine difensiva dell’avvocato Luigi Senese che assiste Francesco Biancolella, uno degli imputati condannati all’ergastolo e accusati di essere gli esecutori materiali di quel triplice omicidio voluto dai Lo Russo di Miano ed eseguito dagli Amato-Pagano per suggellare cos un patto di morte.

I due clan si scambiavano partite di droga ma anche killer seminando morte in tutta l’area nord per oltre un decennio. Con il ritrovamento dei cadaveri il cold case risolto, ma retroscena ancora pi importante e che l’intero processo potrebbe ora essere a rischio. Per questo triplice delitto, nonostante l’assenza dei cadaveri sono stati arrestati e condannati i presunti mandanti ed esecutori materiali tra le file dei due clan alleati grazie alla convergenza dei racconti dei pentiti.

Ma con i tre corpi tutto pu cambiare. Questo perch viene minata nel cuore la credibilit di uno dei collaboratori di primo piano del clan Amato-Pagano, Carmine Cerrato, che da sempre ha raccontato di aver essere stato lui a portare i cadaveri e ad aver seppellito i corpi con l’aiuto di Biancolella che si sempre professato innocente. Ma quando la Procura tent di recuperarli proprio nel posto che il pentito aveva indicato, e con l’ausilio di tecniche sofisticate, non ci fu nulla da fare. Quei corpi non c’erano. Lui suppose che i cadaveri furono spostati perch si venne a sapere che era sua intenzione pentirsi.

Il colpo di scena arrivato ieri mattina: i cadaveri erano a 300 metri di distanza. Poco distante dal luogo che era stato indicato dal pentito, che suppone la difesa, non pi credibile.

13 agosto 2020 | 16:20

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