infonapoles

Giornale della città di Napoli

ECONOMIA

Così Cial e Nespresso riciclano le capsule del caffè che hanno soppiantato la moka



Fra le soluzioni, marche prestigiose hanno puntato su capsule di plastica biodegradabile, in modo che l’insieme possa andare negli impianti di compost agricolo. La Nestlè ha individuato due filoni paralleli, cioè la resa dell’usato (anche di marche compatibili) nei 116 negozi Nespresso ma anche il riciclo come quello sviluppato con il Cial alla Seruso di Verderio.

Dal chicco al chicco

Marta Schiraldi, direttrice tecnica della Nespresso Italia, spiega le due vie. «Si chiama “ Dal chicco al chicco ” il sistema di consegna delle capsule usate ai nostri negozi. L’anno scorso in questo modo i clienti ci hanno portato 1.350 tonnellate di alluminio, che abbiamo mandato a riciclare nelle fonderie del Cial mentre la polvere usata di caffè è diventata concime per produrre riso nelle risaie italiane, e quel riso è stato donato al Banco Alimentare».Nei punti vendita della Nespresso c’è un angolo attrezzato per la consegna delle capsule usate. Possono essere consegnate anche le capsule di alluminio di altre marche, ovviamente nella speranza che chi vi ha portato le cialde di altra marca venga sedotto dai profumi e torni a casa con una scorta di Nespresso. Quando la quantità è sufficiente, arriva un furgone autorizzato e porta le capsule al riciclo in alcune fonderia di alluminio del circuito del consorzio Cial.La polvere di caffè invece viene trasformata in un concime biologico di qualità per le colture del riso della pianura padana. Dal chicco di caffè al chicco di riso. Il riso prodotto viene donato al Banco Alimentare per le mense dei poveri.

Il sistema White Star

Un gruppo di esperti italiani ha messo a punto la tecnologia White Star che ricorda, per certi versi, la macchina che nei bar fa le spremute partendo dalle arance intere. In questo caso, la fila di capsule di plastica (circa due terzi del mercato) o di alluminio si allinea verso un dispositivo che apre i contenitori e divide in due parti i materiali costitutivi: da una parte cade purissima polvere di caffè, dall’altra si accumulano le capsule aperte senza residui di caffè, pronte per la rigenerazione.Anche se ancora sperimentale, questa tecnologia è già diffusa dove è utile per finalità di marketing, come in alcuni negozi monomarca e flagship store del caffè, ma la sua vera efficacia è ambientale.

Il sottovaglio

L’altro modo è raccogliere le capsule con i rifiuti di alluminio, come avviene con la Seruso, ma si può fare solamente nelle fabbriche del riciclo attrezzate. Il problema è appunto quello degli impianti specializzati. Non tutti gli stabilimenti di riciclo dell’alluminio possono trattare le capsule del caffè, che siano firmate originali come quelle «what else» di George Clooney o che siano semplicemente compatibili. Sono troppo piccole e sfuggono alla selezione che blocca e destina al riciclo lattine e barattoli.

Scrivendo in tecnichese, per raccoglierle e separare le capsuline usate del caffè va aggiunto un dispositivo a induzione dopo il sottovaglio, o il sovvallo. Scrivendo in italiano corrente, negli impianti di selezione, dopo la separazione dei rifiuti riciclabili resta una minutaglia indifferenziata irriciclabile destinata a bruciare come combustibile povero; ecco, se alla fine di questa prima selezione si aggiunge un dispositivo magnetico capace di separare dal misto dei frantumi minuscoli il pregiato alluminio, in questo caso le capsule del caffè vengono separate, raccolte e riciclate. Lo fanno in pochi.