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In Bielorussia sciopero generale contro il regime, la Ue discute le sanzioni



Serviziola rivolta di minsk

La leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya riappare in un video per incoraggiare i lavoratori a unirsi alla protesta

di Antonella Scott

Bielorussia, liberati oltre mille manifestanti

La leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya riappare in un video per incoraggiare i lavoratori a unirsi alla protesta

2′ di lettura

La Bielorussia sembra al bivio tra due scenari: una caduta più o meno immediata del presidente Aleksandr Lukashenko, ormai improponibile a un Paese che sembra sempre più compatto contro di lui dopo la farsa delle elezioni ma soprattutto dopo la crudele repressione delle proteste seguite al voto, e il trattamento delle persone trascinate in carcere. Il secondo scenario è la tenuta del regime, che dopo cinque giorni di violenze e silenzi sta dando qualche segnale distensivo nella speranza di attenuare la protesta e, a poco a poco, spegnerla. Su entrambe le ipotesi pesa il grande interrogativo di cosa pensa di tutto ciò il Cremlino: che per il momento, senza far trapelare molto, sta a guardare.

L’Unione Europea, senza perdere di vista Mosca, inizia a muoversi: sarebbero almeno nove i Paesi favorevoli a imporre nuove sanzioni alla Bielorussia, tema all’ordine del giorno di un Consiglio Esteri convocato d’urgenza per venerdì pomeriggio. Non sembra facile arrivare all’unanimità richiesta dalla decisione: «Dovremo trovare un attento equilibrio tra esercitare pressioni e mantenere un canale aperto con il presidente Lukashenko», è scritto in una lettera firmata dai Paesi più attivi in questi giorni sul tema: Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Danimarca. Che ipotizzano «misure restrittive» contro i funzionari responsabili dell’organizzazione del voto e dei pestaggi inflitti agli arrestati, e invitano la Ue ad assumere «prima possibile» un ruolo di mediatore.

Anche Austria, Svezia e Germania hanno preso posizione a favore delle sanzioni, così come ha fatto Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea: «Sono sicura che le discussioni di oggi dimostreranno il nostro forte sostegno al diritto degli abitanti della Bielorussia alla libertà e alla democrazia».

In Bielorussia, il segnale più importante a sostegno del movimento di protesta viene dall’industria e dallo sciopero generale, da mezzogiorno di venerdì, a cui aderisce un numero sempre più alto di lavoratori delle grandi imprese di Stato. A loro è andato il sostegno della leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, costretta alla fuga in Lituania ma ritornata in video per ribadire la propria vittoria al voto di domenica scorsa, e invitare i sindaci di tutte le città del Paese a unirsi alla protesta: «Difendiamo la nostra scelta».

Nel frattempo la polizia bielorussa ha comunicato il rilascio di più di 2.000 persone arrestate in questi cinque giorni: cosa che lascerebbe in carcere ancora almeno 4.700 persone. In queste ore è riapparso Lukashenko, apparentemente determinato a proseguire per la propria strada: secondo dichiarazioni riprese dall’agenzia di stampa BelTA, il presidente bielorusso ha detto di essere vivo e non certo fuggito all’estero, e di avere in programma un incontro per discutere il settore delle costruzioni. È invece il suo ministro degli Esteri, Vladimir Makei, a dirsi disponibile a un dialogo costruttivo «con i partner stranieri».