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Giornale della città di Napoli

NAPOLI

Piazza Carlo III. La «voragine»e l’incubo


Mezzogiorno, 14 agosto 2020 – 10:14

di Fortunato Cerlino

Che stato?.Gennaro non risponde. Il volto pallido, gli occhi sgranati, la fronte madida di sudore. Guarda sua moglie accanto a lui come se non la riconoscesse. Concetta si spaventa, si mette a sedere anche lei nel letto e allunga la mano per accendere la lampada sul comodino.No!. Le intima Gennaro.Ma che tieni? Hai fatto un brutto sogno?.Brutto Conce’, brutto assai…. Risponde l’uomo. Un pensiero improvviso lo agita ancora di pi.Nostra figlia tornata?.Sissignore Genna’, di l che dorme.Sei sicura?. L’ho vista io stessa. Stai tranquillo.

Lui si strofina forte il volto, china il capo, mette le mani tra i capelli.Ma che ti sei sognato? Nun me fa piglia’ paura.Si alza dal letto. Cammina avanti e indietro nella stanza a piedi nudi. Sua moglie lo osserva senza sapere cosa fare.Te faccio ‘na camomilla?.L’uomo scuote la testa, si avvicina alla finestra, la spalanca. Rimane qualche istante a guardare i vicoli deserti della citt sotto di lui. Spuntano dal fondo della strada i lampeggianti di un camion della spazzatura. Il veicolo si ferma accanto a un cassonetto, le braccia meccaniche lo agganciano, lo sollevano. Il cumulo di rifiuti viene ingoiato e triturato. C’ un baccano assordante. Genna’, perch non parli?.Concetta poggia delicatamente una mano sulla spalla del marito, lui sussulta. Lei si accorge che ha gli occhi gonfi di lacrime. Gli carezza il volto. Il camion della spazzatura si allontana, lui chiude la finestra e si mette a sedere ai piedi del letto.Che brutto sogno Conce’… che brutto sogno….

E me lo vuoi raccontare?. La donna gli siede accanto timorosa. Facendosi coraggio, Gennaro comincia a raccontare.Era ‘na giornata che faceva assai caldo, tipo come oggi. Io scendevo a piedi da via Don Bosco in mezzo a una fiumana di persone. In fondo alla strada, a piazza Carlo III, ci stava montato una specie di palco. Si sentiva la voce di qualcuno che si sbracciava mentre parlava da un microfono. Un uomo piccolo, curioso, ridicolo. Pareva ‘nu comizio elettorale. La cosa strana per, era che intorno al palco nun ce stava nisciuno, era vuoto. Tutta questa massa di persone che andava proprio in quella direzione, eppure nessuno arrivava. Io pure, senza che potessi opporre resistenza, venivo trascinato verso ‘a piazza. Napoli risorger! Napoli rinascer! Alluccava ‘o politico dal palco. Quando all’improvviso Conce’… una voragine! Gigantesca! Proprio in mezzo a via Don Bosco!.

’Na voragine?.Grande assai Conce’, pigliava tutta la strada da parte a parte! Accuss profonda che non si vedeva la fine. C’ mancato poco che non cadevo gi. Con le gambe che mi tramavano mi sono sforzato di allontanarmi, ma la gente che veniva dietro a me spingeva, spingeva, spingeva… e pi mi spingeva pi io cercavo di tenermi!.Uh mamma mia!.La cosa stupefacente Conce’, era che nessuno si accorgeva di quella voragine. Le persone erano come ipnotizzate dalle parole di quel politico che teneva il comizio a piazza Carlo III. Napoli non precipiter nel baratro! I nostri figli cresceranno sicuri! La monnezza, la delinquenza, la corruzione, non se li mangeranno i nostri figli! ‘A gente intorno a me teneva gli occhi come… tieni presente le girandole? Ecco, accuss. Erano come addormentati. Io mi tenevo con tutte le mie forze per non farmi trascinare, ma ormai non ce la facevo pi. Stavo per essere ingoiato dalla voragine insieme a quella marea di zombie.

Gennaro si ferma all’improvviso. Le mani gli tremano.E poi che successo?.Nostra figlia!.Che cosa?.

L’ho vista da lontano, in fondo alla salita di via Don Bosco. Stava sul suo motorino e correva veloce. La gente si spostava per farla passare. Si dirigeva proprio verso il fosso in mezzo alla strada.Uh mamma mia!.

Allora mi sono fatto forza pi che potevo. Afferravo le persone e le scaraventavo ai lati. Quando cadevano si frantumavano come fossero state statue ‘e gesso. Pi ne spostavo pi arrivavano da tutte le parti. Maya! Maya! Ho cominciato a urlare. Nostra figlia per non mi sentiva. Aveva gi superato ‘o Ponte ‘e l’Arenaccia. Maya! Aggio alluccato ancora pi forte, ma niente… niente Conce’…”L’uomo si accascia sulle ginocchia. Piange. E po’?.

Non lo so… non lo so… mi sono svegliato.

Sua moglie gli accarezza la testa.

Nun te preoccupa’ Genna’. stato solo nu brutto sogno… solo nu brutto sogno….

14 agosto 2020 | 10:14

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