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EUROPA

Recovery Plan: «Almeno il 20% dei fondi per la transizione digitale». I paletti di Bruxelles



Primi fondi nel primo semestre 2021

I primi fondi potrebbero essere sborsati nel primo semestre 2021. Le linee-guida comunitarie ribadiscono che la scadenza ultima in cui presentare il piano nazionale è il 30 aprile 2021, ma esorta i governi a illustrarne una bozza già il 15 ottobre.

La presa di posizione giunge mentre in Italia una classe politica litigiosa deve fare i conti con gli ardenti desideri di piccole e grandi entità pubbliche e private alla ricerca di denaro fresco. Bruxelles si ripromette di avere un atteggiamento occhiuto sull’uso del denaro, preso a prestito in comune sui mercati. Per esempio, tagli alle imposte sono possibili ma devono fare parte di precise riforme che semplifichino il sistema fiscale o allievino il costo del lavoro. L’obiettivo ultimo è di creare un circolo virtuoso tra investimenti e riforme.

Sempre sul modo in cui il denaro sarà speso, la Commissione si aspetta che i piani nazionali prevedano specifici meccanismi di controllo interno per evitare truffe o furti. Lo stesso esecutivo comunitario effettuerà un controllo ex post.

Valore complessivo di 750 miliardi

Il Fondo per la Ripresa ha un valore totale di 750 miliardi di euro, di cui 672,5 miliardi saranno distribuiti direttamente ai governi nazionali; più precisamente 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti (l’ammontare restante sarà distribuito via il bilancio comunitario). Nelle intenzioni comunitarie, l’obiettivo di questo strumento è doppio: aiutare la ripresa dopo lo shock provocato dall’epidemia influenzale e gettare le basi per una modernizzazione economica.

Per ora, la Commissione europea mette a disposizione una stima della distribuzione tra i paesi membri solo dei 312,5 miliardi di sussidi. In questo frangente, l’Italia avrà a disposizione 44,7 miliardi di euro provenienti dal primo pacchetto, che riguarda il 70% del totale, e altri 20,7 miliardi dalla seconda tranche, che riguarda il restante 30%. In termini assoluti, l’Italia è di gran lunga il paese che più dovrebbe beneficiare di questo nuovo strumento comunitario.