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Giornale della città di Napoli

CULTURA

Don Juan. Io seduttore? Tutta colpa della mamma



La danza in questo è eloquente e puntuale, descrive con essenzialità di gesti, asciutti ed evocativi e li puntella con tocchi espressionistici (qua e là si gridano nomi, come quello di Zerlina, invano chiamata in ogni dove dallo sposo Masetto, mentre amoreggia con Juan ).E dove non arriva la danza, a significare sogni e desideri arrivano gli oggetti -una casetta, una carrozzina- dall’inconfondibile tratto pop che ci rimanda all’evidente riferimento poetico e teatrale di Inger, il suo maestro Mats Ek.

L’influenza del grande coreografo umanista è evidente anche in alcuni stilemi di danza (i dinamici insiemi, certi gesti delle mani) nelle atmosfere intimiste del bel disegno luci di Fabiana Piccioli ( mentre disomogenei sono i costumi di di Bregje Van Balen); nell’essenzialità degli elementi scenici che diventano materassi voluttuosi, pareti insormontabili, avelli in cui, alla fine venire fagocitati. Il risultato è una esposizione chiara e leggibile, spettacolare e godibile. Tuttavia, nella ferrea logica della struttura narrativa e coreografica i personaggi risultano bidimensionali, senza una sfaccettata costruzione del carattere. Inger lascia spesso sfocati i contorni psicologici: così anche Leo, già Leporello, complice e insieme giudice delle scorribande del protagonista,di fatto il suo doppio, si limita a sottolinearne azioni e ambiguità senza definirne chiaramente la portata morale e di conseguenza il senso stesso della sua elevazione a mito. Prevale insomma la sensazione che nell’affrontare la narrazione il coreografo abbia preferito la cautela all’affondo espressivo, alla portata delle emozioni e alla “sua” vera lettura del personaggio; e anche là dove avrebbe potuto sfoggiare la bella vena fluente di coreografo in purezza (come nelle danze di gruppo) resta prudentemente nella prassi descrittiva. Forse lo inibisce la musica originale di Marc Alvarez, gradevole e funzionale ma priva di vera logica drammatica interna?

Dal canto loro i sedici eccellenti danzatori di Aterballetto mangiano il palcoscenico con divorante energia, assumendo di volta in volta con versatilità molteplici ruoli. Philippe Kratz dà a Leo il suo fascino misterioso; Daniele Saul Ardillo è un seduttore passivo, che accoglie l’eros per placare l’eterno dolore dell’abbandono. Del “mito” coglie bene l’essere sfuggente, di fatto la vera essenza di Don Giovanni, che come dice bene Jean Rousset, “vive una vita autonoma, passa di opera in opera, di autore in autore, come se appartenesse a tutti e a nessuno”.

24 ottobre St Polten Festspielhaus, 29 ottobre-1° novembre Prato Teatro Metastasio, 30 gennaio 2021 Parma, Teatro Regio