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ECONOMIA

L’Europa al test della transizione In campo i big dell’energia



la sfida

Il Vecchio Continente vuole essere il primo al mondo a impatto climatico zero entro il 2050 L’impegno e i piani di grandi aziende come Eni

di Celestina Dominelli

Il Vecchio Continente vuole essere il primo al mondo a impatto climatico zero entro il 2050 L’impegno e i piani di grandi aziende come Eni

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L’Europa punta a essere, con la sua road map energetica che prevede un taglio deciso delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (target che il Parlamento Europeo, con un voto recente, vuole portare al 60 per cento), il primo continente al mondo a impatto climatico zero entro il 2050. Un obiettivo che comporterà la mobilitazione di una quota assai ingente di investimenti pubblici e privati (si stima nell’ordine di circa 300 miliardi di euro l’anno) e un apporto non da poco dei singoli Stati che hanno messo nero su bianco nei rispettivi piani nazionali gli sforzi per contribuire a rendere sostenibile l’economia europea stimolando l’uso efficiente delle risorse.

Il piano a lungo termine di Eni

L’ambizioso traguardo europeo chiama in causa anche i colossi dell’energia come Eni da tempo impegnata nella trasformazione del proprio business. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha avviato da 2014 un profondo cambiamento che ha consentito al Cane a sei zampe di crescere e diversificare il proprio portafoglio, rafforzando al contempo la struttura finanziaria. E ora Eni ha messo in pista un ulteriore cambio di passo con un percorso strategico di decarbonizzazione, declinato nel piano di lungo termine presentato a febbraio scorso, con cui la società mira a essere leader nella produzione e commercializzazione di prodotti decarbonizzati facendo leva su know-how, tecnologie proprietarie e innovazione, nonché sulla flessibilità e resilienza degli asset.

Eni punta, in particolare, a ottenere al 2050 il taglio del 55% dell’intensità emissiva rispetto al 2018 e la riduzione dell’80% delle emissioni nette riferibili all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti, che includono emissioni Scope 1, 2 e 3 (emissioni dirette e indirette, comprensive anche di quelle che avvengono a monte e a valle dell’attività del gruppo, con riferimento quindi a fornitori e clienti finali). Un’asticella, quest’ultima, superiore alla soglia del 70% indicata dall’Agenzia internazionale per l’energia nello scenario di sviluppo sostenibile compatibile con gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.

Per raggiungere questo traguardo, Eni ha innanzitutto confermato ed esteso gli obiettivi intermedi di decarbonizzazione: la neutralità carbonica netta nell’upstream per le emissioni Scope 1 e 2 al 2030 e quella per le emissioni Scope 1 e 2 di tutti i business del gruppo al 2040. E questo comporterà una serie di azioni, che vanno dalla progressiva riduzione della produzione di idrocarburi dopo il 2025 e dalla crescente incidenza delle produzioni gas alla conversione delle raffinerie in impianti alimentati con cariche bio o alternative per produrre prodotti sostenibili, dallo sviluppo di progetti per la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica (con un primo piano allo studio per l’hub di Ravenna in Italia e una licenza per un progetto analogo appena conquistata nel Regno Unito) al raggiungimento di una capacità di produzione di energia da rinnovabile superiore a 55 gigawatt al 2050.