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ECONOMIA

Ristorazione salva ma i bar perderanno incassi per almeno 500 milioni al mese



DPCM

Per bar e pub peseranno l’aumento dello smart working e il divieto di vendere alcolici da asporto. Una spallata per i locali del dopo cena. Lo Stato deve destinare immediatamente contributi a fondo perduto per coprire i mancati incassi

di Enrico Netti

Una immagine di repertorio della movida. Ora con il Dpcm è vietato il consumo di alcolici da asporto (Agf)

Per bar e pub peseranno l’aumento dello smart working e il divieto di vendere alcolici da asporto. Una spallata per i locali del dopo cena. Lo Stato deve destinare immediatamente contributi a fondo perduto per coprire i mancati incassi

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Il Dpcm firmato oggi dal premier Conte mette il mondo dei pubblici esercizi di fronte a due realtà contrapposte: per i ristoratori non si prospettano importanti o traumatici cambiamenti mentre i bar e le attività di catering si preparano ad affrontare, dal punto di vista degli incassi, una stagione drammaticamente magra a cui si aggiungeranno gli impatti dell’aumento dello smart working. Per loro si prospetta una perdita secca di almeno 500 milioni al mese. Il divieto di consumo di alcolici in piedi fuori dai locali e pub spazza via il rito dell’affollato happy hour gomito a gomito e delle bevute che fanno la fortuna di tanti esercizi specializzati nel dopo cena. Il solo consumo consentito, fino all’11 novembre quando scadrà il Dpcm, è al tavolo. Sempre per fermare la movida i sindaci potranno chiudere vie e piazze di ritrovo. Resta da vedere con quali forze dell’ordine e come verrà fatto rispettare questo divieto.

«Con il nuovo Dpcm il mondo della ristorazione tira un sospiro di sollievo, ma per quanto riguarda i bar, le imprese di catering e i locali notturni si preannuncia disastro – è la premessa di Aldo Cursano, vice presidente vicario Fipe -. È chiaro che la priorità assoluta per ciascuno di noi deve essere quello di scongiurare una nuova chiusura generalizzata, ma se si vuole che questo sistema funzioni è necessario che lo Stato ci metta nelle condizioni di sopravvivere, destinando immediatamente contributi a fondo perduto per coprire i mancati incassi. Allo stesso tempo è indispensabile che sindaci e presidenti di Regione incrementino i controlli nelle zone della movida per punire i comportamenti irresponsabili e scorretti. L’obiettivo deve essere quello di ridurre al minimo la durata delle nuove misure restrittive».

Il nodo che preoccupa gli operatori sono i tempi con cui arriveranno i fondi di ristoro. Giovanni Toti, presidente della Liguria aggiunge: «Ora dal Governo ci aspettiamo risorse per ristorare in fretta le attività che subiranno comunque un contraccolpo e che devono poter sopravvivere a questo nuovo stop, seppur parziale». Il governatore del piemonte Alberto Cirio ricorda come la regione «ha puntato i piedi sulle chiusure dei locali alle 24, perché siamo convinti che il problema non siano i ristoranti, o i parrucchieri, ma l’assembramento di fronte ai locali nelle strade e nelle piazze. Siamo contenti sia andata così».

La posizione di Confesercenti evidenzia come «Le nuove misure restrittive a carico delle imprese aggraveranno fortemente la crisi in molti comparti, già in sofferenza dall’inizio dell’anno – spiega una nota della confederazione -. Va bene che i ristori siano mirati e che venga indennizzato solo chi è realmente in difficoltà. Ma i sostegni devono essere adeguati e, soprattutto, devono arrivare subito agli imprenditori, senza troppa burocrazia. Si apra un tavolo permanente di confronto con le categorie per monitorare l’efficacia degli interventi adottati e l’andamento della situazione economica dei settori in difficoltà».