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CULTURA

Viaggio nella biblioteca di van Gogh



Sono solo tre i libri conservati al Van Gogh Museum di Amsterdam che furono sicuramente suoi. Due di questi riportano il nome Vincent sulla pagina dell’occhiello: Chérie di Edmond de Goncourt e Histoire d’un paysan di Èmile Erckmann e Alexandre Chatrian; il terzo, Recueil de psaumes à l’usage des églises réformées presenta tracce evidenti della sua inconfondibile scrittura. Ai quali ne va aggiunto ora un quarto, esposto l’ultima volta a Parigi nel 1972, in occasione della mostra Le fonti d’ispirazione di Vincent van Gogh, e poi andato disperso. È L’Amour di Jules Michelet, un autore amatissimo, insieme agli insostituibili Dickens, Balzac, Zola, Maupassant, Shakespeare.

La biblioteca in testa

Una biblioteca perduta? Come scrive Guzzoni in questo libro appena uscito anche in inglese e francese, le cose non stanno proprio così. «Anche se Vincent ama i libri, non si può dire che sia un collezionista. Si accontenta di usarli. Per lui non è tanto importante possedere i libri, quanto farli suoi». Li interiorizzava, li «masticava», e poi li condivideva con gli amici, li regalava. «La sua biblioteca l’aveva in testa». Viene in mente, per contrasto, la biblioteca – quella sì perduta, all’indomani della morte – di Leonardo. Del Vinciano resta un solo libro, attualmente alla Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze: il trattato di architettura e di ingegneria di Francesco di Giorgio Martini, sul quale si leggono ancora le sue postille autografe. Ma come per Leonardo è possibile ricostruire gran parte dei libri da lui posseduti grazie alle informazioni, alle tracce che lui stesso ha lasciato nei suoi manoscritti, così anche di Van Gogh si può – attraverso il corpus della sua corrispondenza, 903 lettere, di cui 820 scritte da lui – conoscere quali libri ha amato e quali hanno avuto un ruolo determinante nella sua riflessione sull’arte e sulla vita.

Imparare a leggere per imparare a vivere e imparare a vedere. Questo è l’insegnamento che Vincent ci regala. Letteratura, arte e vita sono per lui inseparabili. Scrittura e pittura, passione per i libri e passione per la natura si completano a vicenda, e sono loro che fanno esistere il mondo. L’una è compenetrata nell’altra, con l’obiettivo allo stesso tempo umile e grande di «sentirci dire la verità». Non è il solo a pensarla così. Altri, a cominciare da alcuni compagni di viaggio come Monet, Pissarro e Gauguin, esprimono la stessa vocazione e gli stessi bisogni. Ma nessuno lo farà come lui, nessuno, a partire dall’esperimento cruciale che metterà in pratica nei villaggi tenebrosi del Borinage, esplorerà gli effetti della luce e del colore come lui.

Alla ricerca della libertà

Nei libri Van Gogh cerca la stessa libertà che cerca in pittura. Dipingere per lui è come scrivere. Mettere sulla tela la linea e i colori giusti è come mettere su carta la parola giusta. «Zola e Balzac, come pittori di una società, di una realtà nel suo insieme, suscitano in chi li ama rare emozioni artistiche, per il fatto che abbracciano tutta l’epoca che dipingono. Quando Delacroix dipinge l’umanità, la vita in generale al posto di un’epoca, appartiene nondimeno alla stessa famiglia di geni universali».

Nelle sue lettere sono centinaia le opere letterarie citate, di oltre duecento autori e in quattro lingue diverse. Molte di loro sono indagate in questo libro, con tanto di riproduzione del frontespizio dell’edizione posseduta da Van Gogh, e messe a confronto con le parti dell’epistolario in cui sono menzionate e discusse. Così come sono raffigurate le venticinque opere dedicate ai libri e alla lettura (cinque lavori su carta, diciotto dipinti, due schizzi sulle lettere). Tra le quali la più affascinante ed enigmatica è sicuramente la Lettrice di romanzi.