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ECONOMIA

Dai carri armati agli impianti per eolico e petrolio: la tecnologia made in Italy vincente



il caso del gruppo goriziane

L’azienda fondata nel 1948 è arrivata oggi alla terza generazione, con 35 milioni di fatturato e 130 dipendenti. Vanta commesse dal Canada alla Cina

di Carlo Andrea Finotto

L’azienda fondata nel 1948 è arrivata oggi alla terza generazione, con 35 milioni di fatturato e 130 dipendenti. Vanta commesse dal Canada alla Cina

4′ di lettura

Corre l’anno 1948: entra in vigore la Costituzione della Repubblica italiana, prende il via il Piano Marshall, nasce lo stato di Israele. Sparano al leader del Pci Palmiro Togliatti ma Gino Bartali vince il Tour e la rivoluzione non scoppia. Viene firmata la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo. Il mondo si divide in due blocchi e l’Italia ha un ruolo geopolitico cruciale: confina con la Jugoslavia, quindi con l’Europa dell’Est sotto il controllo sovietico. La frontiera è delicatissima, Trieste e l’Istria non hanno ancora un destino del tutto definito.

Il “fronte orientale”

Ecco, nel 1948 viene fondato il Consorzio officine meccaniche goriziane che alcuni anni dopo viene acquistato da Antonio e Maria Zanin (lei avrebbe compiuto 100 anni quest’anno, il marito li avrebbe compiuti l’anno prossimo). Sono originari di Padova ma scelgono Gorizia perché è sul confine orientale che si concentra la maggior parte delle truppe e dei mezzi militari alleati e italiani. E il Consorzio «si occupa di riparazione, manutenzione e ammodernamento dei mezzi militari cingolati e ruotati» ricorda oggi Pierluigi Zanin, 69 anni, seconda generazione della famiglia, alla guida dell’azienda insieme alla sorella Carla, 76 anni e al fratello Massimo, 65. L’azienda cresce, le commesse arrivano dall’esercito e dalla marina: carri armati, camion, autoblindo, mezzi anfibi.

La tecnologia made in Italy che piace nel mondo

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La “rivoluzione” arriva con Gorbachov

Poi un giorno alla guida dell’Urss arriva Michail Gorbachov che porta la glasnost e la perestroika. In un attimo l’Unione sovietica si sgretola e la Storia con la S maiuscola irrompe nella storia con la s minuscola: nel 1989 cade il muro di Berlino e di lì a poco la frontiera orientale italiana non sarà più strategica; il rischio è che truppe e mezzi si spostino altrove e con loro anche i contratti. «Mio padre mi chiama. La crisi è seria. Io avevo una mia società di consulenza, ma decido di entrare in azienda e pensiamo, tutti assieme, alle contromisure».

La situazione è delicatissima per il futuro dell’impresa: «Poco prima della caduta del muro – spiega Pierluigi Zanin – la sede era stata trasferita e ampliata nell’area industriale di Villesse: 150mila metri quadrati totali, 30mila di stabilimento: oggi ci lavorano 130 persone e nel nostro mestiere le persone sono importanti: abbiamo validissimi operai, tecnici e manager senza i quali l’azienda non sarebbe la stessa. Il trasferimento comporta un investimento importante e debiti cui far fronte. Serviva diversificare per non scomparire».

La diversificazione

Così vede la luce quello che Zanin definisce il primo upgrade della società, che intanto semplifica il nome in Goriziane: «Guardiamo alle opportunità del settore oil & gas, iniziamo con il fornire manutenzione e riparazione per i mezzi di trasporto e poi passiamo anche a macchinari e impianti». È una rivoluzione, perché l’azienda si deve attrezzare per offrire assistenza sul campo dove sorgono i grandi progetti. Soprattutto in Medio Oriente, ma non solo. Goriziane ottiene contratti da gruppi come Saipem, Eni, Snam. Il rapporto con i partner si consolida e quando i progetti finiscono i macchinari vengono inviati a Villesse per la manutenzione.