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Dopo le imprese, anche la Fit Cisl: «Spirito non va riconfermato»



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Mezzogiorno, 24 novembre 2020 – 11:38

Sindacato in campo, ma oggi arriver una nota dei confederali di segno opposto Il presidente dell’Autorit si difende e a suo sostegno una petizione di oltre 100 firme

di Patrizio Mannu

Acque sempre pi agitate al porto di Napoli; la conferma di Pietro Spirito alla presidenza della Port Authority o il suo allontanamento partita che ne vedr delle belle. Anche perch lo scalo partenopeo uno delle realt imprenditoriali pi vive della citt, attorno al quale ruotano decine di aziende, migliaia di addetti e, perch no?, forti interessi.

La corsa alla presidenza vede in lizza, oltre a Spirito, anche altri quotati manager; questo giornale ha cominciato a seguire le vicende del cambio di guardia con il via libera al nome di Spirito da parte del Propeller Club (sezione partenopea), associazione che raggruppa importanti imprenditori e professionisti — a livello nazionale e locale — impegnati dallo shipping alla logistica. Il consiglio direttivo ha dichiarato: Auspichiamo all’unanimit il rinnovo, per un secondo mandato, del presidente uscente nel segno della continuit e per portare a termine quanto iniziato in questi quattro anni. Nemmeno 24 ore dopo arriva in redazione la lettera inviata al ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli e al governatore Vincenzo De Luca da 26 concessionari demaniali attivi nello scalo partenopeo nel ramo commerciale e in quello industriale. Lettera per nulla tenera nei confronti dell’attuale presidenza. I 26 chiedono al ministro un cambio al vertice e anche un cambio di marcia. A dare loro manforte esce allo scoperto la Fit Cisl Campania, per bocca del segretario generale Alfonso Langella. Siamo — riflette — passati dal porto delle nebbie al porto delle sabbie mobili: altro che Mare del Tirreno centrale. Uno degli obiettivi che doveva porsi questa Autorit, come previsto dalla legge di riforma Delrio, era fare sistema tra i porti di Napoli e Salerno. Invece ogni porto si autogestisce a suo piacimento e poca pubblicit si fatta per rendere appetibile il prodotto “Porti della Campania”. La conseguenza? Ogni impresa, in mancanza di una governance forte e autorevole, andata in giro per il mondo ad intercettare nuove fette di mercato oppure sono stati deviati traffici da un porto all’altro creando una paradossale concorrenza nello stesso ambito regionale.

Il leader Fit Cisl allarga il discorso. Le imprese con i propri sforzi provano ad andare avanti, ma quest’amministrazione ha portato anche alla chiusura di tante aziende con conseguente perdita di posti di lavoro: il presidente Spirito a capo di tale scempio. Tra le note dolenti secondo la Fit la mancata utilizzazione dei beni demaniali non utilizzati da mettere a reddito per le casse dell’Adsp creando nuova occupazione e che invece vengono lasciati deteriorare. Il sindacato ha quindi sollecitato la creazione di una sorta di “collocamento” dei lavoratori che negli anni hanno perso il lavoro nel porto ma l’epoca di Spirito passer alla storia come il mandato del dolce rimandare a fronte di responsabilit ben remunerate: tanti proclami e tanti tavoli istituzionali per innumerevoli vertenze ancora oggi aperte e risolte in parte o per nulla. Quest’Amministrazione doveva lasciare il segno dopo anni di commissariamento: l’ha lasciato s, ma sulla pelle dei lavoratori. Occorre una svolta a 360 gradi. Parole che sono pietre, ma che potrebbero essere l’inizio di una spaccatura tutta interna ai sindacati, perch pare che oggi Cgil. Cisl, e Uil siano pronte ad diramare un comunicato a favore di una riconferma di Pietro Spirito.

E lui? il presidente uscente della Port Authority fa spallucce, affidando un’intervista al Mattino di ieri nella quale afferma che le 26 imprese che hanno scritto a De Micheli e De Luca, altro non sono, dice Spirito le imprese che vogliono io sia ai loro ordini. Ma con me c’ poco da fare. Riferendosi a Camaga, Cantieri del Mediterraneo, CMT, Conateco; De Luca Impresa Marittima, Eligroup, G.& R. Salvatori, Garolla, Gnv Grandi Navi Veloci, Italiana Impianti, Italcost, Klingenberg Group, MMC, Navalcantieri, Magazzini Generali Silos Frigoriferi, Nuova Meccanica Navale, Navitec, ONI Off. Navali Italiane, Palumbo Group, Petrolchimica Partenopea Soteco, Tefin, Ship Services, Terminal Flavio Gioia, Terminal Napoli, Terminal Traghetti. Ognuno — dice Spirito, riferendosi ai 26 — difende il suo orticello senz badare all’interesse complessivo. Loro vogliono mano libera e fare del Porto di Napoli un terreno di scontro.

E arrivano nella tarda serata di ieri le circa 100 adesioni raccolte in poche ore dall’appello su change.org a favore di una continuit dell’Autorit portuale. Tra gli altri, Paolo Giulierini (direttore Mann), Michelangelo Russo (Direttore del dipartimento di Architettura dell’Universit Federico II), Massimo Clemente (Direttore Iriss Cnr, Maria Cerreta (direttore del Master in Pianificazione e progettazione sostenibile delle aree portuali), Francesco Domenico Moccia (Presidente Inu Campania).

24 novembre 2020 | 11:38

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