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Bimba morta dopo parto in casa: «Sì, quella neonata piangeva: se soccorsa avrebbe potuto salvarsi»



il caso

Mezzogiorno, 2 dicembre 2020 – 09:01

Maria, positiva al Covid, torna a casa dopo aver perso la bimba, indagini sui ritardi negli aiuti. Ascoltato il ginecologo che ha guidato la donna a partorire da sola

di Titti Beneduce

tornata a casa dopo due giorni durissimi Maria Pappagallo, la giovane donna del borgo Sant’Antonio Abate malata di Covid che luned mattina aveva dato alla luce una bimba prematura poi morta. Sulla vicenda la Procura ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di omicidio colposo: il marito di Maria, Mario Conson, ha infatti denunciato presunti ritardi e inadeguatezze nell’intervento di un’ambulanza del 118. I sanitari, in particolare, sarebbero arrivati dopo mezz’ora dalla prima telefonata e soprattutto non avrebbero avuto con s il necessario per soccorrere la piccola, nata dopo sei mesi di gestazione.

Nei prossimi giorni il pm Silvio Pavia conferir a un perito l’incarico di compiere l’autopsia sul corpicino. Nel frattempo gli agenti del commissariato Arenella, con il dirigente Angelo Lamanna, che hanno gi acquisito le registrazioni delle conversazioni intercorse tra Mario e l’operatore del 118, cominceranno a sentire sia i componenti dell’equipaggio intervenuto per soccorrere Maria e la sua bimba sia i testimoni dell’accaduto: tra loro una zia di Mario, che teneva compagnia alla puerpera mentre il marito girava in scooter alla ricerca dell’ambulanza, e il ginecologo di fiducia della donna, che via telefono dava istruzioni su come procedere al parto. Il medico in particolare avrebbe gi riferito agli investigatori che la piccola piangeva: segno che era nata viva e che forse, come sostiene il pap, poteva essere salvata.

Ad assistere Mario Conson e la moglie sono gli avvocati Angelo Marino e Marcello Severino. Diversi i punti su cui sollecitano risposte chiare: come mai l’ambulanza arrivata solo dopo mezz’ora? E come mai, a detta dei testimoni, il personale sanitario non solo non aveva con s un’incubatrice, ma neppure le forbici per tagliare il cordone ombelicale o una coperta per avvolgere la piccola, che infatti stata avvolta in una tovaglia? E ancora, perch, quando l’ambulanza arrivata al policlinico, prima di ricoverare Maria stato necessario fare tentativi in tre padiglioni?

Il dottor Giuseppe Galano, responsabile del servizio 118, luned aveva spiegato al Corriere del Mezzogiorno che diversi minuti — in genere sei o sette — vengono impiegati da medici e infermieri per indossare i dispositivi di protezione individuale. Altro tempo necessario, quando una richiesta di soccorso arriva al centralino, per raccogliere informazioni sullo stato di salute della persona per la quale si richiede l’intervento, in particolare per quanto attiene al Covid. Sembra inoltre che non sia prevista sulle ambulanze la presenza di un’incubatrice: eppure, sottolineano gli avvocati, era stato specificato che si trattava di un parto prematuro, dunque chi intervenuto avrebbe dovuto in qualche modo attrezzarsi.

Le condizioni fisiche di Maria Pappagallo sono discrete, ma, come sottolinea il marito, quelle psicologiche sono disastrose: Mia moglie stata messa in un reparto in cui tutte le donne eccetto lei avevano accanto a s i bambini appena venuti alla luce: immagini come si doveva sentire. Stamattina dovuta tornare in sala operatoria per completare le operazioni di raschiamento. A questo si aggiunga che lo scorso maggio avevamo perso un altro figlio.

In quel caso la giovane donna aveva dovuto ricorrere a un aborto terapeutico poich il feto era inabile alla vita. I sanitari del policlinico hanno prescritto ora una serie di approfondimenti diagnostici per comprendere se ci sia un nesso tra i due episodi. Sempre Galano aveva sottolineato come un feto nato dopo soli sei mesi di gestazione sia particolarmente fragile, con i polmoni ancora non formati, e dunque corra fortissimi rischi di non sopravvivere. Su tutto questo pesa poi l’incognita del Covid, una malattia che ancora non si conosce bene.

Confido nella magistratura — ribadisce Mario Conson, titolare di una pizzeria a Secondigliano -; adesso per me la priorit fare in modo che Maria torni serena: devo farla distrarre, evitare che ripensi alle cose brutte che ci sono successe. Mi auguro tuttavia che chi ha sbagliato possa pagare.

Secondo il pap, la piccola, dopo la nascita, ha respirato per 25 minuti: Mia zia — chiarisce — aveva l’orologio in mano e controllava. Fa male pensare che la bambina era attaccata alla vita, poteva farcela ma morta per i ritardi e gli errori di qualcuno.

2 dicembre 2020 | 09:01

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